E mi ricordo infatti un pomeriggio triste/ io, col mio amico Culo di Gomma, famoso meccanico/sul ciglio di una strada a contemplare l'America/ diminuzione dei cavalli, aumento dell'ottimismo/Mi presentarono i miei cinquant'anni/ e un contratto col circo "Pace e bene" a girare l'Europa
(F. De Gregori, Bufalo Bill, 1976)
Mi hanno messo al mondo nella fase calante del secolo XX, alla periferia di rivoluzioni e reazioni, poco prima che il "movimento reale che abolisce le cose presenti" cedesse il passo all’anelito per un altro mondo possibile.
E io sono figlio del reale e del possibile. Sono figlio di Moro e Berlinguer. Di operai socialisti – a loro volta figli di contadini, quando invece delle acciaierie c'erano campi e barche di pescatori – e di borghesi democristiani. E non ho avuto la fortuna di nascere tra i monti, crescere con poca gente e molti cavalli, e arrivare vergine in città a scoprire il mondo: sono nato in città con molta gente, nessun cavallo che non fosse in un motore o all’ippodromo, e “Quelli della notte” in tv. Ma ho fatto in tempo ad avere memoria di un pezzo di anni '80, o meglio qualche sentore infantile, qualche immagine aurorale. Ed è per questo che quando vedo certi revival organizzati da MTV, trattengo appena un certo voltastomaco.
Quando ero piccolo, i ragazzi del '68 e i loro fratelli minori erano i grandi che la sera restavano svegli quando io andavo malvolentieri a dormire. Li sentivo parlare di politica e di un tizio che aveva molte tv private, ottenute forse grazie all'aiuto di un potente. Io non capivo niente dei loro discorsi (e magari non ne capisco niente neanche ora) ma vedevo questi adulti un po' spaesati. E mano a mano che passava il tempo il loro spaesamento non faceva che aumentare.
Mi era stato spiegato che c'era un muro a Berlino – dove viveva l’amica di famiglia che aveva passato le vacanze al mare con noi – che era stato abbattuto, così ora tutti potevano andare dove gli pareva in città. Quando ero già alle elementari mi sembra che fosse successo qualcosa di grosso in Russia, i grandi erano emozionati, ma io ero tranquillo: qualcuno mi aveva raccontato che non ci sarebbero state più guerre.
Invece cominciò un periodo in cui le maestre a scuola non facevano altro che mostrarci sulla carta geografica i posti dove scoppiavano nuove guerre: una contro un signore cattivissimo coi baffi, che veniva sconfitto dai aerei da guerra tanto belli che sembravano usciti da un telefilm; un'altra di cui non capivo niente se non che tutti erano contro tutti; e altre a seguire in Russia, in Africa.. E poi anche da noi le cose andavano male, i giudici accusavano i politici, i mafiosi ammazzavano i giudici con le bombe, i miei guardavano un programma chiamato Samarcanda con un presentatore incazzoso che a me non andava molto giù.
Quando stavo per finire le scuole elementari successe che il signore che aveva tutte le televisioni private vinse le elezioni. I grandi c’erano rimasti abbastanza male. Gli sembrava di non capire più nulla, che il mondo stesse andando allegramente a puttane. Qualcuno di loro pensava che a sbagliare tutto era stato lui, e adesso andava in giro a dire un gran bene di quelli di cui aveva detto un gran male prima. Non sarebbe durata a lungo in ogni caso..
Io stavo crescendo, i grandi avevano cambiato parole: si parlava di rendere il paese normale, di modernità, di riforme. Non esisteva più nessun paradiso da cercare dopo la storia, perché a quanto pare la storia era finita prima che il paradiso arrivasse.
Ma anche se la storia era finita, il tempo continuava a scorrere e con lui molte cose cambiavano. Il mondo di quando ero bambino era diventato villaggio globale, si diceva; o Impero, avrebbero detto altri.
Io ero diventato grande, leggevo giornali, andavo al cinema, frequentavo le manifestazioni e i concerti rock dove c’era un sacco di bella gente. Incontravo qualche adulto interessante e molti ragazzi più o meno simili a me. Avevo imparato che non esistono paradisi sulla terra, ma anche che questa non è una buona ragione per accettare l’inferno.
E intanto ne succedevano ancora di cose: le piazze si riempivano e i manifestanti erano picchiati; il tipo delle televisioni rivinceva le elezioni; gli aerei abbattevano le torri e “nulla è più come prima”.
E i grandi di allora nel frattempo sono invecchiati, e alzano le spalle come reduci di una guerra che avevano creduto finita e che invece veniva continuata da quelli che in teoria avrebbero dovuto averla vinta. Io ho buona memoria, ma non posso sentirmi reduce di niente. Un po’ spaesato lo sono già, soprattutto orfano.
Orfano..
“Come gli anni miei”.